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Come capire cosa e come leggono gli utenti su una pagina web

Come capire cosa e come leggono gli utenti su una pagina web

Quando progetti una pagina web, hai un’idea piuttosto chiara di cosa dovrebbe attirare l’attenzione: il titolo, il pulsante, l’immagine giusta al posto giusto. Il problema è che le persone non leggono le pagine come le hai progettate tu.

Scorrono, saltano, tornano indietro, cliccano cose che non avevi previsto e ignorano elementi che per te erano fondamentali. E non avviene perché “non capiscono”: è semplicemente il modo in cui funziona la lettura online.

La buona notizia è che esistono strumenti accessibili, gratuiti e affidabili che permettono di vedere come le persone interagiscono con una pagina web: dove si fermano, cosa leggono, dove mollano tutto e se ne vanno.

In questo articolo vediamo:

  • come le persone si muovono su una pagina web
  • perchè alcune sezioni di un sito non vengono considerate
  • quali strumenti usare per analizzare il comportamento dei visitatori di un sito
  • come interpretare i dati raccolti in modo da migliorare nella pratica

Quando siamo davanti a una pagina web non adottiamo lo stesso approccio che useremmo con un libro o un articolo stampato. Il contesto è diverso, il tempo è poco e l’obiettivo è quasi sempre pratico: capire velocemente se siamo nel posto giusto e dove trovare l’informazione che ci serve. Per questo motivo la lettura online è più simile a un’esplorazione che a una lettura lineare.

Sul web lo sguardo non segue il testo dall’inizio alla fine, ma cerca subito segnali utili per orientarsi.

Gli occhi cercano:

  • titoli che diano immediatamente un senso alla pagina
  • parole evidenziate che aiutino a capire dove soffermarsi
  • elementi che sembrano interattivi
  • segnali rassicuranti che confermino “sono nel posto giusto”

Se questi punti di riferimento mancano, anche un contenuto scritto bene rischia di non essere letto.

Illustrazione che rappresenta il modo in cui gli utenti esplorano visivamente una pagina web, soffermandosi su titoli, elementi evidenziati e contenuti interattivi invece di leggere il testo in modo lineare.

I muri di testo non funzionano sul web, anche quando il contenuto è valido. Blocchi lunghi e uniformi rendono difficile capire da dove iniziare e scoraggiano la lettura, perché l’utente non trova subito appigli visivi.

Il testo però è fondamentale per la SEO: serve per spiegare, dare contesto, rispondere alle domande e aiutare i motori di ricerca a comprendere l’argomento della pagina. Ridurre tutto all’osso non è la soluzione.

La soluzione sta nel compromesso tra quantità e struttura. Puoi inserire testi ricchi, ma organizzandoli in modo che l’utente capisca immediatamente dove trovare ciò che gli serve, cosa è prioritario e cosa può approfondire in un secondo momento.

Una pagina efficace non obbliga a leggere tutto in ordine, ma permette di esplorare. Funziona anche se l’utente salta, scorre e torna indietro, senza perdere il senso generale del contenuto.


Quando una sezione non viene letta o viene completamente ignorata, il primo istinto è pensare che il problema sia il testo. In realtà, molto spesso, quel testo non viene nemmeno preso in considerazione: l’utente non arriva a leggerlo oppure lo scarta a colpo d’occhio.

Questo succede perché, prima ancora di leggere, le persone valutano se una sezione merita attenzione. Se non trovano subito un motivo valido per fermarsi, passano oltre, indipendentemente dalla qualità dei contenuti.

Illustrazione di una persona che attraversa una pagina web composta da diversi blocchi di contenuto, a rappresentare come alcune sezioni vengano ignorate quando la gerarchia visiva non guida l’attenzione.

Le cause più comuni non hanno a che fare con cosa hai scritto, ma con come quella sezione si presenta all’interno della pagina:

  • una gerarchia visiva poco chiara, dove tutto sembra avere lo stesso peso
  • una sezione importante posizionata troppo in basso rispetto allo scroll reale
  • blocchi di testo preceduti o circondati da elementi che distraggono
  • titoli generici che non spiegano subito perché vale la pena leggere

Dal punto di vista dell’utente, il messaggio implicito è semplice: “non capisco cosa troverò qui dentro, quindi vado avanti”.

Il problema è che senza dati queste restano supposizioni. A occhio, una pagina può sembrare equilibrata e leggibile, ma il comportamento reale racconta spesso un’altra storia. Ed è qui che diventa utile osservare dove le persone si fermano, dove scorrono velocemente e quali sezioni vengono ignorate, prima ancora di chiedersi se il testo è scritto bene.


Le mappe di calore (heatmap) sono uno dei modi più semplici e immediati per capire come le persone interagiscono con una pagina web. Non richiedono competenze tecniche particolari e non restituiscono numeri astratti, ma informazioni visive: mostrano dove gli utenti si soffermano, dove cliccano e fino a che punto scorrono.

Il loro punto di forza è proprio questo: ridurre l’interpretazione. Invece di immaginare cosa potrebbe funzionare, puoi osservare cosa succede davvero quando una pagina viene usata.

In genere le heatmap si dividono in tre tipologie principali:

  • mappe di click, che mostrano dove gli utenti provano a interagire
  • mappe di scroll, che indicano fino a che punto viene vista una pagina
  • mappe di attenzione, che evidenziano le zone più osservate

Guardandole insieme, emergono subito alcuni segnali utili:

  • elementi importanti che non ricevono attenzione
  • sezioni che vengono saltate sistematicamente
  • aree che attirano click anche se non sono interattive
Illustrazione di una pagina web con elementi grafici e aree evidenziate, a rappresentare l’analisi tramite heatmap di dove gli utenti guardano, cliccano e si soffermano.

Le mappe di calore non dicono perché una cosa succede, ma dicono dove succede. Ed è spesso il primo passo per capire se un problema è di contenuto, di struttura o di gerarchia visiva, prima ancora di intervenire sul testo.


Hotjar è uno degli strumenti più usati per analizzare il comportamento degli utenti su una pagina web, ed è anche uno dei più semplici da approcciare. Il motivo è che non parte dai numeri, ma da quello che le persone fanno.

Una volta installato (tramite script o plugin), il primo errore da evitare è attivare tutto insieme. Meglio iniziare con poche cose, ma mirate.

Per una prima analisi efficace non serve attivare tutto né perdersi tra mille impostazioni. È sufficiente partire da pochi elementi:

  • attivare le mappe di scroll
  • attivare le mappe di click
  • registrare un numero limitato di sessioni

Con questi tre elementi hai già informazioni più che sufficienti per capire se una pagina funziona, se le sezioni importanti vengono viste e se la struttura accompagna davvero l’utente oppure lo ostacola.

La scroll map ti mostra fino a che punto gli utenti arrivano sulla pagina.

È qui che spesso emergono le prime sorprese: sezioni considerate “fondamentali” che in realtà non vengono mai raggiunte, oppure contenuti posizionati troppo in basso rispetto allo scroll medio.

Se una sezione importante viene vista solo da una piccola percentuale di utenti, il problema non è il testo, ma la posizione.

Le click map mostrano dove le persone cliccano, anche quando non dovrebbero. Particolarmente utile per individuare:

  • elementi che sembrano cliccabili ma non lo sono
  • pulsanti che non attirano attenzione
  • immagini o titoli che generano aspettative sbagliate

Quando molti utenti cliccano un elemento “inutile”, non è colpa loro: è un segnale di comunicazione poco chiara.

Le registrazioni delle sessioni permettono di osservare il comportamento reale: scroll rapidi, pause, ritorni indietro, esitazioni. Non serve guardarne decine. Anche 5–10 sessioni, se scelte su una pagina specifica, possono far emergere pattern evidenti.

Un consiglio:
Guarda senza cercare conferme. Se noti lo stesso comportamento ripetersi, probabilmente c’è qualcosa da sistemare.


Microsoft Clarity è uno strumento spesso sottovalutato, ma estremamente utile se vuoi capire come le persone interagiscono con una pagina web senza dover impostare mille configurazioni. È gratuito, immediato e pensato per restituire informazioni chiare anche a chi non ha un background tecnico.

Una volta installato, Clarity inizia a raccogliere dati in automatico. Non serve decidere cosa tracciare: le heatmap e le registrazioni sono già pronte e consultabili dopo poco tempo. Questo lo rende ideale per una prima analisi, soprattutto quando vuoi farti un’idea generale del comportamento degli utenti.

Aprendo una pagina in Clarity, ci sono alcuni segnali da osservare con attenzione:

  • fino a dove arriva lo scroll medio
  • quali elementi ricevono più click
  • se ci sono aree della pagina completamente ignorate

Queste informazioni aiutano a capire se la struttura accompagna l’utente oppure se lo costringe a cercare troppo.

Una delle funzioni più interessanti di Clarity è il tracciamento dei rage click: click ripetuti e ravvicinati sullo stesso elemento. Non indicano interesse ma frustrazione. Quando compaiono, spesso segnalano:

  • elementi che sembrano cliccabili ma non lo sono
  • tempi di risposta poco chiari
  • aspettative non rispettate

Sono segnali preziosi perché mostrano punti di attrito che a colpo d’occhio non emergono.

Anche in Clarity le registrazioni delle sessioni permettono di osservare il comportamento reale: scroll rapidi, pause, ritorni improvvisi verso l’alto. Più che guardare singole azioni, è utile osservare il ritmo: quanto tempo le persone restano su una sezione e come si spostano tra i contenuti.

L’obiettivo:
non è giudicare l’utente, ma capire se la pagina comunica in modo chiaro o se costringe a continui aggiustamenti.

Usare Clarity solo per “dare un’occhiata veloce” e poi ignorarlo. Anche se è semplice, resta uno strumento di analisi e va usato con un minimo di metodo: una pagina alla volta, osservando comportamenti ricorrenti e non singoli casi isolati.

Usato con continuità, Clarity aiuta a individuare problemi strutturali e a migliorare la leggibilità e la fruizione delle pagine senza interventi drastici o inutili.


Crazy Egg è uno strumento pensato soprattutto per mettere a confronto: versioni diverse di una pagina, scelte di layout, posizionamento degli elementi. È meno orientato all’osservazione “a lungo termine” del comportamento e più focalizzato su cosa performa meglio, a parità di contenuto.

È particolarmente utile quando sai già cosa vuoi migliorare, ma non sei sicuro di come farlo.

Questo strumento da il meglio di sè su:

  • landing page
  • home page strategiche
  • pagine con un obiettivo chiaro (click, contatto, iscrizione)

Se la domanda è “questa pagina viene capita?”, Hotjar e Clarity sono più indicati. Se invece la domanda è “questa versione funziona meglio dell’altra?”, Crazy Egg diventa molto interessante.

Questo strumento da il meglio di sè su:

  • landing page
  • home page strategiche
  • pagine con un obiettivo chiaro (click, contatto, iscrizione)

Se la domanda è “questa pagina viene capita?”, Hotjar e Clarity sono più indicati. Se invece la domanda è “questa versione funziona meglio dell’altra?”, Crazy Egg diventa molto interessante.

Le heatmap di Crazy Egg permettono di visualizzare:

  • dove si concentrano i click
  • quali elementi attirano più attenzione
  • se una modifica ha spostato l’interesse dell’utente

Uno degli aspetti più utili è l’overlay dei click: puoi vedere esattamente quali elementi vengono usati di più, senza dover interpretare troppo.

Crazy Egg consente anche di impostare test A/B semplici, senza entrare in configurazioni complesse. Questo è utile per verificare, ad esempio:

  • se una CTA funziona meglio in alto o più in basso
  • se un layout più pulito migliora la leggibilità
  • se una variazione grafica aiuta l’utente a orientarsi meglio

Non si tratta di stravolgere una pagina, ma di testare piccole differenze che possono avere un impatto concreto.


DomandaHotjarMicrosoft ClarityCrazy Egg
Voglio capire le le persone leggono la pagina✅ Molto adatto✅ Adatto⚠️ Non ideale
Voglio sapere fino a dove scrollano✅ Scroll map chiara✅ Scroll map autom.✅ Presente
Voglio vedere dove cliccano✅ Molto dettagliato✅ Chiaro e immediato✅ Overlay molto visivo
Voglio osservare il comportamento degli utenti✅ Registrazioni utili✅ Registrazioni illimitate⚠️ Non è il focus
Voglio capire se qualche elemento genera confusione✅ Dalle sessioni✅Range click molto utili⚠️ Poco indicato
Voglio confrontare due versioni della stessa pagina⚠️ Limitato❌ Non pensato per questo✅ Ideale
Voglio fare test A/B semplici❌ No❌ No✅ Si
Non sono un tecnico/a✅ Accessibile✅ Molto semplice⚠️ Più per analisi
Voglio uno strumento gratuito per analizzare il mio sito⚠️ Versione limitata✅ Completamente gratis❌ A pagamento
Devo analizzare una pagina alla volta✅ Perfetto✅ Perfetto✅Ottimo per landing
Voglio partire senza complicarmi la vita✅✅⚠️ Meglio dopo

Questa tabella non serve a scegliere “lo strumento migliore”, ma quello più adatto al momento giusto.

  • Se ti stai chiedendo “le persone vedono davvero quello che ho scritto?”, Hotjar o Clarity sono il punto di partenza.
  • Se vuoi capire “dove si inceppa la pagina”, Clarity è spesso il più immediato.
  • Se invece stai valutando “questa versione funziona meglio dell’altra?”, allora Crazy Egg ha senso, ma solo dopo una prima analisi.

Quindi:
In molti casi, non si tratta di scegliere uno strumento solo, ma di usarli in momenti diversi, con obiettivi diversi.

Un buon approccio è questo:

  • Clarity per una prima lettura generale
  • Hotjar per approfondire una pagina specifica
  • Crazy Egg solo quando devi confrontare soluzioni diverse

Così eviti di raccogliere dati inutili e ti concentri su ciò che serve davvero.

Vuoi capire se le persone usano il tuo sito come dovrebbero?